Nel mio laboratorio di scultore “ligneo” la motosega e la sgorbia regnano sovrane. Con la prima sgrezzo tronchi e travi e con la seconda (ne uso una ventina in verità) porto i pezzi più vicini alla forma definitiva. Poi il lavoro continua con seghe a nastro, levigatrici meccaniche, raspe, carta vetrata, olio di gomito (e qualche parolaccia!). Raramente lascio il legno a vista, avendo una tecnica di lavoro che implica l’assemblaggio di legni diversi e/o materiali eterogenei. L’attività scultorea, come è facile comprendere, è sempre molto manuale, polverosa e spesso dura, poiché la materia inerte è ostinata e talvolta ostile. Per piegarla alla propria volontà si devono usare costantemente attrezzi che tagliano, forano, sbriciolano, e dunque si impara presto a tenere gli occhi aperti per evitare di farsi male. Per tutti questi motivi mi sento quasi sempre più operaio e artigiano che sublime artista. Ma ogni tanto qualche buon risultato mi fa toccare il cielo con un dito.